eritrofobia e bambini

Paura di arrossire, esperienze a confronto tra chi soffre di questo disturbo.

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eritrofobia e bambini

Messaggioda shadow » gio gen 11, 2007 9:02 pm

Ciao a tutti!
Non ho mai scritto in questa sezione (faccio parte dell'altro schieramento...)
Volevo approfittare della vostra competenza per avere alcuni consigli...

Come molti sanno, sono un'insegnante. Nella mia classe (seconda elementare) c'è un bambino di sette anni di cui vi vorrei parlare. E' un leader della classe, soprattutto tra i maschi. E' bollato come "il bambino bellissimo" da tutte le mamme. Ha un carattere molto vivace. I suoi risultati a scuola sono eccellenti, anche se lui non sembra mai essere soddisfatto di sè. Nonostante la mia impostazione educativo-didattica, incentrata sui valori della collaborazione e sulla metodologia socio-costruttivista, questo bimbo cerca e teme in modo estremamente ambivalente il confronto con gli altri e con se stesso. Si pone obiettivi altissimi, va in crisi di fronte a difficoltà che pensa di non superare al 100%... non ama il processo di apprendimento, o meglio, odia sbagliare, e questo gli impedisce di mettersi in gioco e imparare con serenità per prove ed errori. La madre fa molte pressioni su di lui e ha altissime aspettative, ed il bimbo non vuole deluderla. Ma non credo che sia solo una questione di "pressioni familiari": una parte di questo perfezionismo e di questa competitività temuta e cercata credo faccia proprio parte del suo modo di essere.
Perchè ve ne parlo? Perchè ho notato che durante alcune crisi, quando qualcosa non è "perfetto", arrossisce parecchio (a volte gli vengono anche le lacrime agli occhi).
Altri comportamenti che mi preoccupano: prima di una qualsiasi prova (da una verifica formale a un semplice esercizio, alla lettura ad alta voce, ai giochi in palestra...) ho notato che trema e batte i denti, anche se cerca di nasconderlo. Non riesce a stare fermo... non fraintendete! Io non lego i bambini ai banchi per una mattinata intera, ma lui proprio fatica a stare fermo anche per pochi minuti: cerca di farlo per ottenere l'approvazione (non sfida la mia autorità), ma una parte del suo corpo è quasi sempre in movimento. Il suo livello di "attivazione" è spesso alto: come se fosse sempre pronto a reagire o a scattare di fronte a un pericolo.
Voi che dite? A che età compare l'eritrofobia? Torovate qualche somiglianza con la vostra esperienza? Avete qualche consiglio utile? Martedì ho un colloquio con la madre... anche lei molto ansiosa...
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Messaggioda abax » ven gen 12, 2007 3:13 am

Guarda Shadow, intanto benvenuta in "eritrofobia"! :)
A parte che io non ero affatto un "leader" da bambino e che anche con l'autorità ho sempre avuto un rapporto ambivalente , di rispetto e fastidio (soprattutto se la considero ottusa) perchè per farla breve vorrei comandare io (e dunque leader vorrei esserlo), ma per il resto direi che ha tutte le componenti che ritrovo in me stesso: perfezionismo, incapacità di accettare gli errori, desiderio di primeggiare, amore/odio verso la competizione, stato di attivazione perenne, il fatto di piacere alle mamme, una madre apprensiva che mi chiedeva cose che andavano al di là delle mie capacità...vedi, io son diventato eritro a 12 anni, ma perchè credo la fobia nasca quando capita una situazione particolare, in cui qualcuno te lo fa notare in un contesto in cui la cosa è particolarmente imbarazzante...ma il fatto di essere eritro può esser considerato secondario (magari fa soffrir tanto, ma è un qualcosa che s'aggiunge...), nel senso che ritengo che chi lo diventa ha sempre qualcosa sotto, e lui il "qualcosa sotto" ce l'ha già, indipendentemente dal fatto che diventerà eritro o balbuziente o svilupperà altre fobie...io ad esempio ora non ho grandi problemi con le vampate, ma cmq rimango uno che non è tranquillo, sempre in stato di competizione, che vuole primeggiare ma non sopporta sentirsi superiore, nè sbagliare...però Shadow è anche vero che i miei da bambino m'han portato da vari psicologi (con finalità più o meno nobili, ma lasciam stare), ma ho cominciato a trovare utilità nel recarmi da professionisti quando son stato io a sceglierlo, da adulto, con maggior consapevolezza...insomma, sinceramente fatico a darti consigli... :oops:
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Messaggioda shadow » sab gen 20, 2007 2:13 am

Più ci penso, e più il nome "eritrofobia" non mi piace.
Quel pezzo.. fobia.. è fuorviante: osservo il mio bimbo. Arrossisce se deve parlare alla classe, ma non si tira indietro per questo. Arrossisce se legge davanti a tutti, ma è lui che alza la mano e si offre volontario. Arrossisce quando gioca. Se ne rende conto, mi chiede di andare in bagno a sciacquarsi il viso, poi torna e riprende a giocare come se niente fosse.
L'altro giorno nel dopomensa abbiamo parlato. Gli ho chiedto se si accorge di diventare rosso e se gli viene caldo quando succede, e lui ha detto "Sì! Mi accendo come una lampadina!". Abbiamo parlato del fatto che questa cosa possa dare fastidio. Lui mi ha parlato solo di fastidi fisici, tipo questo "calore" al viso, ma non mi è sembrato che gli importasse di diventare rosso davanti agli altri.
La mia opinione, quindi, è che anche per l'eritrofobia ci sia una componente fisiologica, alla quale si intreccia (in seguito?) un disagio psicologico.
Vorrei chiedervi:
- quando succede? quando il disagio diventa psicologico?
- pensate sia possibile prevenire invece che curare l'aspetto psicologico?
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Messaggioda abax » sab gen 20, 2007 2:45 am

shadow ha scritto: Gli ho chiedto se si accorge di diventare rosso e se gli viene caldo quando succede, e lui ha detto "Sì! Mi accendo come una lampadina!". Abbiamo parlato del fatto che questa cosa possa dare fastidio. Lui mi ha parlato solo di fastidi fisici, tipo questo "calore" al viso, ma non mi è sembrato che gli importasse di diventare rosso davanti agli altri.

Shadow, la tua preoccupazione per il bambino è encomiabile, ma io non credo dovresti ritornar sull'argomento con lui (e, visto il tipo, nemmeno con la madre... :( ): se è lui a manifestare disagio per il rossore è un conto, ma perchè esser tu per prima a parlargli della cosa?
[b]La mia opinione, quindi, è che anche per l'eritrofobia ci sia una componente fisiologica, alla quale si intreccia (in seguito?) un disagio psicologico.

La componente fisiologica può essere solo una maggior facilità ad arrossire, ma anch'io ho conosciuto persone che arrossiscon spesso perchè hanno i capelli rossi, e se ne fregano prendendo la parola davanti a una platea di 100 persone, così come persone convinte di essere arrossite quando non lo erano, per cui io non darei un'importanza eccessiva alla componente fisica...
Vorrei chiedervi:
- quando succede? quando il disagio diventa psicologico?

A me è successo quando i mie compagni di classe (ero alle medie) me l'han fatto notare in gruppo deridendomi (ecco perchè non credo sia il caso di insistere a parlarne col bambino, anche se ovviamente tu non lo esponi al pubblico ludibrio quindi sicuramente non l'hai "traumatizzato"... :wink: ).
- pensate sia possibile prevenire invece che curare l'aspetto psicologico?

Credo che sarebbe un dare importanza alla cosa che potrebbe nuocergli...
Ovviamente Shadow questo discorso a mio avviso vale solo in assenza di problemi dermatologici, altrimenti chiaramente il discorso cambia...
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Messaggioda shadow » sab gen 20, 2007 11:54 am

abax ha scritto:
Shadow, la tua preoccupazione per il bambino è encomiabile, ma io non credo dovresti ritornar sull'argomento con lui (e, visto il tipo, nemmeno con la madre... :( ): se è lui a manifestare disagio per il rossore è un conto, ma perchè esser tu per prima a parlargli della cosa?


In effetti, raccontata così, fuori dal contesto, sembra un'intrusione immotivata che potrebbe pure rischiare di essere nociva. Non ho parlato con questo bambino per soddisfare una mia impulsiva curiosità. Ho lavorato molto, insieme alla mia collega del sostegno che, oltre ad essere una mia amica, è una bravissima psicologa, per creare nella classe un contesto accogliente, dove ognuno, nelle modalità che preferisce, possa portare i suoi disagi e sentirsi accettato. Ho pensato bene se fosse il caso di discutere di questo aspetto col bimbo, ho scelto un momento opportuno e una modalità non invadente. Come hai raccontato tu, prima o poi capita che qualcuno ti spiaccichi in faccia la tua difficoltà, e questo può essere molto traumatico. Negare la cosa, far finta di non vederla, aspettare e temere che accada qualcosa del genere, non mi sembrava un modo per aiutare questo bambino a gestire bene questo aspetto di sè.
Io gli ho rispecchiato questa cosa che all'esterno di vede e che lui già avverte come una scocciatura più fisica che psicologica, non dicendogli "hai un problema", ma facendolo riflettere sul fatto che, tra le sue modalità di essere, c'è pure questa. Quando forse purtroppo qualcuno lo prenderà in giro, spero che lui non sarà completamente "impreparato", non si sarà illuso che, se nessuno gliene ha parlato prima, allora il problema "è invisibile". Soprattutto, spero si ricorderà che il fatto di arrossire, agli occhi degli altri non viene visto sempre e solo come una debolezza, ma qualcuno lo interpreta come una forma di comunicazione di uno stato d'animo.

Continuo a rileggere quello che ho scritto e non sono convinta di essere stata sufficientemente chiara.

Comunque, anche se ho cercato di difendere o perlomeno giustificare il mio intervento, sappi che non sono sicura di aver fatto la scelta giusta... nel mio lavoro si devono prendere decisioni difficili di continuo... l'unica cosa che posso fare è cercare di chiarirmi i motivi per cui faccio una cosa... poi c'è sempre una dose di rischio... le mie intenzioni erano buone... poi chissà!

Alla mamma non ho parlato del rossore... con lei abbiamo affrontato altri discorsi, quelli appunto di cui scrivevo nel primo post.
Ultima modifica di shadow il sab gen 20, 2007 12:44 pm, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda abax » sab gen 20, 2007 12:16 pm

shadow ha scritto:Non ho parlato con questo bambino per soddisfare una mia impulsiva curiosità.

Certo Shadow, questo non m'è mai passato per la stessa: il fatto che chiedi consiglio a noi dimostra che ci tieni al bambino...
le mie intenzioni erano buone...

Di questo non ho mai dubitato!
Non lo so, a me sembra che tu dia per scontato che il bambino ci stia male e viva con la preoccupazione che qualcuno glielo faccia notare, mentre a mio avviso i bambini, se li si mette in condizione di parlare e li si fa sentire ascoltati, parlano loro autonomamente di quelli che sono i loro problemi quotidiani...spostando un po' il discorso, purtroppo molti genitori, a mio avviso, non lasciano che i figli si esprimano perchè gli danno le risposte sbagliate, esprimendo giudizi senza sapere cosa in realtà il figlio vuol dire loro...se invece dessero risposte che significassero: "Va avanti, ti ascolto!", credo che i bambini stessi arriverebbero al nocciolo della questione senza bisogno di essere "imboccati"...
In ogni caso, anch'io non posso esser sicuro di cosa sia giusto e cosa sbagliato, a maggior ragione in un contesto che conosco solo tramite il tuo racconto...
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