ciao a tutti da un'eritrofobica

Paura di arrossire, esperienze a confronto tra chi soffre di questo disturbo.

Moderatore: abax

Messaggioda Antigone » dom mar 25, 2007 12:22 pm

io andrò un pò contro corrente, ma se si può eliminare la sintomatologia è già un passo avanti, almeno si elimina quel circolo che si autoalimenta: arrossisco - ho paura di arrossire - arrossisco di più... sbaglio? ho semplicemente sostituito sudore con rossore visto che io soffro "solo" di iper. Poi penso sempre che se c'è questa predisposizione si può migliorare con la psicoterapia, lo si può accettare, possono diminuire le situazioni a rischio ecc... ma si tenderà sempre a manifestare la propria ansia e le proprie emozioni in questo modo. ma questo pè un altro discorso. :wink:
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Messaggioda abax » lun mar 26, 2007 1:34 am

D'accordo su quanto dici Antigone, però l'ETS è proprio un rimedio "estremo": dopo magari non arrossisci e non sudi dal viso neanche in situazioni in cui sarebbe normale (tipo: sfozo fisico...).
Io preferisco terapie e rimedi che consentano di cambiar le proprie emozioni, se proprio non si vuole andar troppo in profondità, anche perchè cmq l'ETS ha un carattere definitivo, ed è un intervento chirurgico con dei rischi...se poi uno ne ha già provate tante e non ce la fa più, si può pensarci: basta essere informati e lucidi...
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Messaggioda Fri » mar mar 27, 2007 11:14 am

pablo ha scritto:
Naized ha scritto:Molti pensano che una volta sparito il rossore sparirà tutto il resto.
Non è cosi.
Il rossore sta proprio a significare che c'è qualcosa da "indagare" che sta più a fondo.

A me sembra che questa tua convinzione, che condivido, contrasti completamente con la scelta di fare l'ETS! L'intervento si presenta come una brutale semplificazione di una complessità di cose molto delicata, della serie: vabbè giacchè è troppo dura "indagare" e capire allora diamoci un taglio che facciamo prima. Atteggiamento quest'ultimo che personalmente trovo deprecabile.


L'esperienza che ho acquisito riguardo la mia personale eritrofobia mi ha fatto capire che: più pensavo a non diventare rosso, più provavo a darmi delle spiegazioni, insomma, più tentavo di curare l'eritrofobia, più spesso mi si presentava il problema.
Io ho rischiato, mi sono operato senza provare alcun altro rimedio, ma avete idea di cosa significhi sentirsi certo al 10000% che l'ETS sarebbe stata l'unica soluzione per l'obiettivo che volevo raggiungere? Alcuni vogliono conviverci (anche se vorrebbero ovviamente che sparisse), alcuni diminuirla, quasi tutti (io compreso) capirne la natura, io volevo eliminarla (o comunque ottenere il risultato più importante): bene, visto che ormai ero convinto che non avessi alcun problema psicologico, mi sono operato.
Da quando non avvampo più vi posso garantire che mi sono spariti anche tutti i problemi "interiori" che mi diagnosticavo ma che non riuscivo a curare, perchè ho scoperto che non esistevano!!!

Ora che non avvampo più, capisco che non ho niente di "deviato o strambo" per la testa, affronto le persone con lo stesso approccio, però le vivo di più, perchè il contatto visivo non mi infastidisce in quanto sento che non sto arrossendo, quando prima invece avrei tagliato corto.
Il dott che mi ha operato (un esperto in materia) mi ha detto: "una volta che non superi indenne un rossore, che cominci solo per una volta ad averne timore, in certi casi il problema rimane e diventa eritrofobia". Se fosse vero, quali cavolo di problemi psicologici abbiamo nel momento in cui ci siamo "ammalati"? Ora magari qualche problema in più lo abbiamo tutti, ma alla nascita della fobia???
Visto che non mi considero un timido (anzi, come molti di noi), mi apprezzo e sono apprezzato molto anche dagli altri, dopo anni spesi invano a cercare di interpretare il rossore per capire cosa non andava dentro di me, sono arrivato alla conlusione che non avevo niente che non andasse, sapevo solo che ogni tanto mi capita di arrossire e questo ne alimentava la paura. BASTA! Tutto qua.
I problemi psicologici ci saranno ok, vi do ragione, ma molti ce li dobbiamo inventare per giustificare una tremenda sfiga che ci ha colpito, perchè di sfiga NERA si tratta.

Questa è la mia esperienza, non per tutti è così lo so, ma non per tutti l'ETS rappresenta "una brutale semplificazione di una complessità di cose molto delicata". Per me rappresenta la fine dei miei problemi derivati dall'eritrofobia, per altri potrebbe non avere quest'esito.

Ciao
Fri
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Messaggioda Naized » gio mar 29, 2007 9:31 am

Rispondendo un po' a tutti...
io infatti non ho solo fatto l'ETS per sbarazzarmi del rossore; la psicoterapia mi è servita anche per capire le cause di questo rossore e -una volta comprese- ho deciso che operandomi sarei stato meglio.
Certo non è per tutti così.
Dipende appunto dalle cause!
Persone con determinati problemi anche facendo l'ETS non risolveranno nulla, magari non arrossiscono più in quelle situazioni "a rischio" ma l'eritrofobia (la paura proprio) rimane oppure insorgono altri problemi dettati da insicurezze.
Altre persone operandosi arrossiscono di meno (sia grazie all'intervento ben riuscito, sia grazie ad un "effetto placebo") e si "desensibilizzano" proprio grazie al meccanismo che non viene autoalimentato o almeno solo in parte (come dice giustamente Antigone).
Comunque abax io sudo normalmente e arrossisco normalmente quando faccio attività fisica (raramente la faccio :P ) e arrossisco tanto più normalmente in normali situazioni emotive.
Una cosa importante è per esempio la discriminazione tra arrossire per contatto interpersonale (quando ci si relaziona con qualcuno) e arrossire quando si è soli (quando si riflette o si "viaggia con la mente" o si creano paragoni mentali); ciò non esclude che si possa arrossire in entrambi i casi ma di certo è assai utile per capirne le derivazioni inconsce.
Perdonatemi se sono stato assai palloso! :shock:
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Messaggioda pablo » gio mar 29, 2007 10:27 am

La vostra filosofia sembra essere qualcosa del genere: io ho un problema, ci penso sopra un pochino, non mi riesce di capirlo ed eventualmente risolverlo, allora me ne sbarazzo così quando poi non c’è più ci posso pensarci sopra con maggior cura e capirmi meglio. Cioè voi prima pensate a cancellare il fenomeno e dopo che l’avete cancellato decidete di capire quale fosse la sua fenomenologia. Francamente mi sembra un modo bizzarro di procedere….

A proposito di “…logia”, vorrei precisare ad Antigone che parla di “sintomatologia” che l’intervento si cura solo di “sintomo” e non di “logia”. Il postfisso “logia” lo eliminerei del tutto per quanto riguarda quell’intervento. La “logia” non c’è, è proprio quello che manca, abbiamo detto che, anzi ho detto che è “una brutale semplificazione di una complessità”, quindi non c’è studio, non c’è alcun tipo di “logia”. A qualsiasi studioso od anche praticante di “fenomeno-logia” si drizzano i capelli di fronte ad un approccio scientifico come quello dell’ets.

Detto questo, ci tengo a precisare che la mia accusa di “superficialità” dell’approccio e vorrei dire anche di ignavia per la scelta semplificatrice non è in alcun modo rivolta a che decide di sottoporsi all’intervento, ma proprio al solo approccio scientifico, è quel tipo di scienza che secondo me va fortemente criticata.

Infine due parole sul giudizio del fenomeno…. Io penso che giudicare correttamente i fenomeni dell’eritrofobia e dell’iperidrosifobia non sia facile. Non lo può fare chi non ne soffre perché non percepisce le difficoltà connesse, col risultato che noi ci vediamo dare pareri che tendono a ridurre e ad attribuire pochissima importanza alla cosa, il che non ci aiuta molto. E’ vero però che anche noi che ne soffriamo non possiamo essere buoni giudici della nostra condizione, fintantoché ce la teniamo addosso, perché il nostro può essere soltanto un giudizio puramente ed erroneamente soggettivo. Per esempio, io non soffro di eritrofobia e posso dire, voi non mi crederete ma è così, che non conosco al mondo una singola persona che ne soffra. Questo non può essere vero, giusto? Quello che è vero è che io non riesco a giudicare il fenomeno con la sensibilità di chi ne soffre e per me è impensabile che possa avere quell’enfasi che spinge le persone finanche a sottoporsi a quell’intervento che, precisiamo!, non mira semplicemente a “sbarazzarsi” del fenomeno, come dite voi, ma si costituisce come un’azione che va a menomare un organo che non è solo responsabile dell’arrossire ma anche di altre cose, termoregolazione corporea in testa.

Mi convinco che i migliori giudici di queste condizioni possiamo essere noi, ma solo quando proviamo a trascendere il nostro problema, e qui rispondo a Ire.fi, che mi accusa di non conoscere il problema. Il problema lo conosco, e molto bene, solo mi sforzo di trascenderlo in ogni mio giudizio su questo forum. Mi sembra l’unico modo per avvicinarsi ad una valutazione oggettiva della cosa: sapere cos’è perché provata sulla propria pelle, ma trascenderla nel momento in cui si devono giudicare le situazioni che sono implicate.

Un’ultima considerazione che vorrei fare ai due amici qui sopra… I problemi, il loro sbarazzarsi, il risolverli…. Perché bisogna necessariamente “sbarazzarsi” di un problema? Quando l’hai fatto puoi giurarci che se ne presenta subito un altro e quindi…. “Problema” viene dal greco e vuol dire “ostacolo”, posso pensare tuttalpiù di “superarlo”, come i cavalli quando superano l’ostacolo, no? Perché eliminarlo? Perché estinguerlo? Perché annientarlo?
I problemi non sono tutto male, sono per noi anche motivo di riflessione, di pensiero, di crescita come persona. Un problema lo si può guardare da più lati, e così facendo arricchire le proprie vedute, può essere stimolo di curiosità, che è una delle cose più importanti del vivere, si cresce coi problemi. Uno spassionato consiglio a tutti: non distruggeteli i problemi! Mirate al più a superarli se proprio sono così intollerabili, ma lasciateli lì dove sono, possono tornare momenti in cui la visione e il giudizio di quegli stessi problemi hanno tutto un altro aspetto!
Saluti!
pablo
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-slupp

Messaggioda MAURIZIOL » gio mar 29, 2007 10:47 pm

-A me certe volte mi si da l'impressione che qualcuno trovi modo di esprimersi qua non avendo forse realizzato pienamente la propria vita fuori e quindi sarebbe il peggiore espempio per fare desistere da un'operazione.Se superare significa cercare di esprimere concetti piu' o meno validi per dimostarre una certa presenza quasi per dare dimostrazione del proprio esistere direi che meglio continuare a lottare.

Non si puo' scrivere "Un problema lo si può guardare da più lati, e così facendo arricchire le proprie vedute, può essere stimolo di curiosità, che è una delle cose più importanti del vivere, si cresce coi problemi. ".
..quale stimolo quale curiosita' al limite puo' dare una visione piu' profonda ed esistenziale della vita che vada al di la' delle apparenze ma e' un processo lungo e difficile e che comunque porta ai confini della societa'...questo va bene ma non e' da tutti.Di certo dire che l'eritrofobia e' uno stimolo e' come dire che avere il tumore e' fattore di entusiasmo,insomma i termini al loro posto anche se capisco che k il "superficiale" significato di quello che si scrive non ha senso rispetto alla profondita' dei sentiri.

altra cosa
"Mirate al più a superarli se proprio sono così intollerabili, ma lasciateli lì dove sono, possono tornare momenti in cui la visione e il giudizio di quegli stessi problemi hanno tutto un altro aspetto! "a parte la grammatica...addirittura si propone di lasciarli li'...quando dici che un giorno si vedranno con occhi diversi rendi implicito che si siano superati.Tu non vai al punto...come si superano...non di certo mettendosi a tavolino e decidendo che danno una visione diversa delle cose...ma capisco che il tema di come superare concretamente il problema e' troppo "superficiale".

Ancora
“Detto questo, ci tengo a precisare che la mia accusa di “superficialità” dell’approccio e vorrei dire anche di ignavia per la scelta semplificatrice non è in alcun modo rivolta a che decide di sottoporsi all’intervento, ma proprio al solo approccio scientifico, è quel tipo di scienza che secondo me va fortemente criticata.”
Ti rimando a sopra in se' l'approccio ad un problema e' in se' una fenomenologia "superficiale" perche' forse il concetto di problema in se' e' un concetto "superficiale" che attiene alle regole elementari dell'esistenza umana ma forse la profondita' ed intellettualita' di qualcuno non scende a compromessi.
Che dopo ogni problema aiuta a crescere e se ne puo' fare tesoro per avere una visione piu' profonda e matura della vita e' un discorso diverso,che comunque ha un senso nel momento in cui il problema si supera o si metabolizza...il punto superare il problema.A questo le parole profonde ed acculturate di Pablo non rispondono.Cioe' non vorrei ci si trovasse tutti qua a tentare di dimosrare la propria personalita' nelle allocuzioni verbali che e' sintomo piu' che altro del fatto che la vita e' scappata dalle dita...a me questo sembrerebbe piu' una sconfitta.Allora meglio superare affrontando con "superficialita'" il problema che arroccarsi nella profondita' dei post da forum.

Stai sicuro che quando tu starai ancora a scrivere qua qualcuno magari cha ha affrontato in maniera “superficiale” il problema e che magari si e’ operato stara’ seguendo il corso della propria vita e questo dovrebbe porre delle domande.Domande che si dovrebbero porre anche a me perche’ solo i superficiali non hanno mai dubbi…e quel giorno mentre penserai di diluire spicchi di personalita’ tra le parole scritte in un forum qualunque qualcun altro stara’ scrivendo la storia della propria vita sulle pagine dell’esistenza,del vissuto,magari degli occhi di una donna ed allora tutto salta niente piu’ di quello che hai scritto avra’ un senso.

Per essere intelligenti non bisogna perdersi nelle parole ma basta esprimere concetti o sensazioni come faceva Dante piuttosto che Pasolini le parole sono un mezzo guai a considerarle un fine.La profondita' e' un concetto troppo personale troppo vivo per potere essere ostentato e quando lo si prende a scusa per dare delle risposte si trascende nella saccenza.
Insomma avete due strade
1 vi operate
2 afferrate la vita per le corna e se al momento non ci riuscite cercate un varco,uno spiraglio che vi possa che possa fare intravedere un entusiasmo perso,inseguitelo,cavalcatelo.Concretamente seguite una passione,al limite cambiate ambiente perche' quasi sempre e' l'ambiente a creare il problema ma queste cose le avro' dette mille volte.Di sicuro la vita e' la migliore medicina e' per questo che mi incazzo perche' tra quello che scrive Pablo e la sua concreta e "superficiale" realizzazione c'e' di mezzo la profondita' della vita...sarebbe quello l'argomento da sviluppare.
L'uso di creme concetto molto "superficiale" puo' aiutare a dare il coraggio necessario per affrontare la vita ed allora forse un giorno invece di scrivere giuggerellonate in un forum staremmo a fare all'amore con la vita lasciata per strada ma mai abbandonata del tutto.

Pabluzzo un t'ncazza' in fondo hai scritto cose sensate ed io la penso allo stesso modo almeno in un periodo della mia vita poi mi ritrovo ancora qui e dico forse la vita che dicevo di cavalcare mi e' scappata di mano ed allora mi dico che non c'e' piu' tempo per le parole...e' questo ergerti ad intellettuale che mi da fastidio questa tua "superficialita'" di dimostrarti soddisfatto nel dare risposte “superficiali” ad agomenti seri.Se tu fossi una persona profonda ti dovresti porre molte piu’ domande.

Insomma nada ragazzi mi sono dilungato troppo forse..ciao Pablo ma alle volte se non si e' un minimo incacchiati con qualcosa non si riescono ad esprimere concetti vitali e dopo forse parlare con te e’ stata piu’ una scusa per fare un minimo chiarezza con me stesso.
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Messaggioda pablo » ven mar 30, 2007 9:30 am

Maurizio,
no, non mi arrabbio figurati...e quello che dici tu ha certamente le sue ragioni di essere detto. Mi spiace darti l'idea di scrivere al solo fine di scrivere, di sembrarti un inutile sfoggio di intellettualità ma se mi spieghi come si fa a parlare di qualcosa che non siano i soliti antitraspiranti, le ionoforesi, le ETS e le lagne continue per la vita non vissuta, senza sembrare come io sembro a te ti sarei molto grato.
Buona giornata,
pablo
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